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7 anni, 8 mesi e 10 giorni!

Posted by admin on dicembre 25, 2013 in I giorni (diversi) dell'Ethiopia |
© 2013 Roberta Cappelli Arramo, Ethiopia. Calendar converter.

© 2013 Roberta Cappelli
Arramo, Ethiopia.
Calendar converter.

                                                                                                      Arramo, 13.10.2013

Seduta ed infreddolita tra le panche affollate di una chiesa.

Ovviamente, sono dalla parte degli uomini. Davanti e a fianco a me mani che reggono i loro libri in amarico: un susseguirsi di segni che ai miei occhi possono solo apparire come ricami.

Anche i calendari liturgici sbucano dalle loro mani: siamo nel 2006, qui, in Ethiopia.

Provo a seguire la lettura del Vangelo dall’anziano davanti a me che indica con la penna le parole quasi sillabate da un prete ugandese arrivato qui solo da un anno: bocciata! Anche se mi sembrava di poter associare qualche suono ad alcuni dei loro eleganti geroglifici…!

Accanto a me sono seduti tre cuccioli di uomo, come direbbero i miei nipotini! Uno spettacolo della natura! Mi guardano con quei loro occhioni profondi e meravigliosi mentre la penna scorre sul mio Moleskine.

Sono timidi, uno di loro ha quasi paura di sostenere il mio sguardo. Quello che mi sfiora il braccio è molto più forte, sicuro di sé, ha la compostezza di un uomo, anche se guardo i suoi piedini scalzi, screpolati ed intrisi del fango perenne di questa regione, e… mi si stringe il cuore.

Provo un tale rispetto per questi bimbi, che non ho nemmeno il coraggio di tirar fuori il cellulare dalla tasca per scattargli una foto…

E’ solo il 6° giorno che sono in questa Terra, ma… si sa, un giorno in missione è come 1 anno in Italia.

                                                                                                Arramo, 14.10.2013 o…

…04.02.2006 (ሰ. ጥቅምት. 2006)

7 anni, 8 mesi e 10 giorni.

Questa è la prima differenza.

Quella immediatamente visibile. Ma sento che c’è molto altro.

Stanotte ho avuto un incubo: c’era la consuetudine che qualcuno dovesse trapanare l’osso del collo del piede. Nessun motivo particolare:lo facevano a tutti, quasi come un rito da perpetuare.

Mi era difficile capire questo gesto: ero in fila, come tutti gli altri, per lo più della mia famiglia. Ma quando il tipo con la punta del trapano mi ha sfiorato l’osso in questione… ho reagito con forza, dicendo a voce alta “Ma vai all’inferno!”.

La realtà, fuori dal sogno, è che in questi giorni stiamo incontrando tante situazioni che hanno davvero poco a che fare con il rispetto della dignità umana. E le stiamo affrontando tutte, una ad una, senza compromessi, con la sola intenzione di salvare l’esistenza sacra ed intoccabile di tanti piccoli angeli etiopi dagli occhi splendenti.

Per tradizione, i bambini sono oggetti. Si possono produrre, dare, prendere, prestare, picchiare, maltrattare, lasciare nudi a 2000 metri, consegnare in dono a nonni ormai non più nel pieno delle forze, a nonne che giurano di averli allattati al seno dal momento della nascita, ad anziani che, rimasti vedovi, li usano per soddisfare le proprie necessità, strappandoli, quasi fosse un loro diritto, ai loro veri genitori e privandoli della loro infanzia.

No. Questo non è amore.

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