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Africa: istruzioni per l’uso!

Posted by admin on dicembre 11, 2013 in I giorni (diversi) dell'Ethiopia |
© 2013 Roberta Cappelli Awasa, Ethiopia. Traditional meat dish.

© 2013 Roberta Cappelli
Awasa, Ethiopia.
Traditional meat dish.

                                                                                                     Addis Ababa, 09.10.2013

Stamattina mi sono svegliata prima del muezin.

Sì, perché qui sembra di essere ad Istanbul, più che in Africa.

La sua voce mi ha accompagnato mentre mi preparavo e smontavo la mia stanza: zanzariera di fortuna messa su ieri sera, dopo qualche creativo trasloco interno… Credevo che a 2600 mt le zanzare crepassero. Ma godono di buona salute!

Mi sto ancora chiedendo dove sono. Senza calcolare che un Paese non lo conosci mai dalla sua capitale. Forse Nairobi sa dirmi qualcosa sul deserto Turkana, o sulle montagne del West Pokhot, o sulle verdi colline nella terra dei Masai?

Oggi ci aspetta un lungo trasferimento, si scende a Sud, verso il Kenya! I viaggi in macchina, in Africa, sono sempre piuttosto faticosi. Ma vedi il mondo che ti circonda, sì, dal finestrino, ma ci sei quasi dentro. E poi, confido nella sosta per il pranzo ad Awasa. Sebbene mia madre, nelle sue ricerche sul web, mi abbia parlato di buoni alberghi e luoghi turistici. Vedremo.

L’unica cosa uguale ad ogni altro luogo dell’Africa, è il tempo: anche qui è solo un giorno, ma già mi sembra una vita!

Presumo che il muezin sia andato a fare colazione. Cosa che farò anch’io.

Per la cronaca: nonostante il raggio di sole che ora sta entrando nella mia stanza, fuori è piovuto parecchio!

————-

Mi stavo dimenticando un paio di cosette sull’Africa.

1) Mai fidarsi degli appuntamenti.

Se qualcuno ti dice che si parte alle 7.00 perché il viaggio è lungo, è perfettamente inutile che ti svegli alle 5.30 per essere puntuale. Minimo devi considerare quelle due orette in più. Proprio come oggi. Ma è davvero l’ultimo orpello da occidentale difficile da abbandonare, quando sono qui!

2) Non esiste un viaggio che si rispetti, al momento di 9 ore, che possa terminare senza nemmeno un imprevisto.  Mi stava sfuggendo!

Ma tranquilli, è tutto a posto: ci stavamo semplicemente perdendo un serbatoio…!

Qui l’atteggiamento è diverso dal Kenya: siamo fermi ormai da 20 minuti, la gente ci ha guardato finora solo da lontano, senza scomporsi e senza offrirsi di muovere un dito. In Kenya non fai in tempo a fermarti, che subito un numero variabile di persone si sta sbracciando e prodigando per risolverti il problema.

Hanno una forte identità, questi Etiopi. Ora, comunque, due di loro, “spinti” dal mio amico Turkana, ci stanno seriamente aiutando. O almeno ci provano.

Ogni popolo è da conoscere. Sono belli, questi etiopi. Forti.

Il mio unico cruccio è non capire assolutamente un tubo della loro lingua e di quello che mi dicono. Ben pochi di loro conoscono qualche parola di inglese. Però mi sto già innamorando!

Nonostante ciò, il problema persiste. La vedo dura, ma forse, per la prima volta in questi due giorni, torno a sentirmi in Africa. Sì!

 

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