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Certe cene africane…!

Posted by admin on febbraio 6, 2014 in I giorni (diversi) dell'Ethiopia |
© 2014 Roberta Cappelli Arramo, Ethiopia. Cemetery on the road.

© 2014 Roberta Cappelli
Arramo, Ethiopia.
Cemetery on the road.

                                                                                                      Arramo, 17.10.2013

In piedi, davanti ad una finestra, a guardare il cielo buttare giù acqua con i secchi. Sembra non abbia mai piovuto, tira vento e c’è nebbia, per quanta acqua sta cadendo.

Non so perché sia terribilmente affascinata da questo spettacolo. Forse perché l’acqua lava via tutto, o forse perché i miei occhi possono vedere la realtà oltre le linee disegnate dalle gocce: il che, fotograficamente parlando, scatena in me un’incredibile emozione.

Il pomeriggio è libero, fino a domattina non abbiamo altri grossi impegni. Ma la libertà è limitata a questa stanza, perché questo diluvio non permette granché.

Il clima, in parrocchia, è un po’ triste. Stiamo vivendo da ieri il lutto per la morte della madre di Marta, la ragazza che cucina per i fathers e, in questi giorni, anche per noi.

Qui, come nel resto dell’Africa, la morte è qualcosa di normale, quasi un’abitudine, perché la gente è costretta a confrontarcisi ogni giorno. E ad accettarla, quasi con rassegnazione. Si percepisce un modo quasi più composto, rispetto al nostro, di affrontare la morte. Come anche la vita, del resto. Con più distacco. Senza tanti fronzoli.

Sto ancora tentando di capire se sia meglio o peggio.

Non ho ancora la risposta.

                                                                                                      Arramo, 18.10.2013

Ieri sera eravamo ancora senza corrente. Già la fortuna ci aveva assistito nel pomeriggio: nonostante la pioggia torrenziale, avevamo avuto un’oretta abbondante di segnali di fumo con l’Italia. Da non crederci!

La nostra cena, illuminata da un candelabro, è stato un momento davvero molto caldo, familiare ed intenso.

Il buio sembra unire di più le persone, e quelle candele paiono scrutare gli angoli più remoti delle nostre anime, e discorsi mai affrontati prima arrivano spontanei ad arricchire la tavola.

L’argomento della giornata, fin dal mattino con le famiglie della missione, è stato lo strano rapporto tra gli uomini e le donne che c’è qui, tra i Gedeo. La donna è trattata candidamente come un oggetto. Come un animale. Serve a soddisfare i desideri degli uomini, a produrre (sì, è l’esatto termine usato da loro) figli in quantità, a servire l’uomo. E ad essere rispedita altrove quando non serve più. Perché qui, l’unica cosa che davvero l’uomo non vuole perdere, è la proprietà, la terra, le cose materiali. La donna, come il bambino, è un accessorio: un pacchetto che si può dare e ricevere in dono e, a piacere, restituire.

I miei compagni di cena, come sempre in questi ultimi 10 giorni, sono un Turkana ed un Luya (dal Kenya) e un Bakiga (dall’Uganda).

Casualmente, si comincia a parlare delle belle donne. Per i due kenyoti non c’è dubbio: se una donna è troppo bella fisicamente, e quindi desiderata e richiesta da troppi uomini… loro si tirano indietro, la lasciano stare, perché non vogliono entrare in competizione con gli altri uomini, né diventare loro nemici nel momento in cui la dovessero conquistare. La loro posizione è netta: meglio trovarsi una moglie brutta, così evitano ogni problema.

Li ho guardati sconsolata, ma non sorpresa. Conosco sufficientemente l’Africa ed i suoi abitanti. Ho solo potuto esclamare “Questo è proprio un comportamento da maschi africani!”.

“Esatto!”, hanno risposto in coro! E siamo scoppiati tutti a ridere!

Consapevoli di restare, ognuno, fedele alla propria cultura, pur nel rispetto reciproco.

Sono incredibilmente felice! Perché sono fortunata a poter vivere esperienze come questa, a poter cenare con persone così diverse da me e dalla parte di mondo in cui sono nata, e poter condividere con loro aspetti della vita così importanti e delicati! Cosa avrò fatto mai per meritarlo?…

Penso con un po’ di tristezza a certe cene italiane al chiarore di mille luci, ma buie dentro, perché l’argomento più consistente è la partita di campionato del giorno prima o l’ultimo paio di scarpe acquistate…

Le parole non riusciranno mai ad esprimere pienamente le emozioni di certi momenti, ma quella cena a lume di candela rimarrà impressa a lungo nella parte africana della mia anima!

 

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