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Ombrelli verdi!…

Posted by admin on gennaio 11, 2014 in I giorni (diversi) dell'Ethiopia |
© 2013 Roberta Cappelli Arramo, Ethiopia. Green umbrellas!

© 2013 Roberta Cappelli
Arramo, Ethiopia.
Green umbrellas!

                                                                                                      Arramo, 15.10.2013

Stasera ai reduci del Vietnam… gli spiccio casa!

Ho il fango fino alle ginocchia, le scarpe sono delle zolle di terra ambulanti. L’acqua nelle ossa, dopo aver camminato per ore sotto una pioggia torrenziale, scendendo da una montagna, lungo un dissestato percorso diventato come un fiume in piena. Il rafting è una cosa da scuola materna, al confronto. Tutto ciò con pesanti zaini sulle spalle, perché nessuno aveva pensato di avvertirci che saremmo dovuti andare in un luogo del genere… Gli africani sono maestri, in questo!

L’unica nota di colore, in tutta l’avventura, i nostri ombrelli naturali di un verde cangiante, tagliati dai finti alberi di banano! Anche se tenerli sulla testa, ti distrugge un braccio.

Arrivi nel villaggio e speri di trovare la macchina del Father ad attenderti, ma… quando piove, praticamente tutti i pomeriggi, le strade diventano torrenti, così lui ha dovuto percorrere un tragitto alternativo, e fermarsi ad aspettarci da tutt’altra parte. “Per fortuna” è con noi Tesfaye, che ci “rincuora” parlandoci di una scorciatoia….., non prima però di averci rifocillato presso la sua casa, dove abbiamo potuto mangiare, immersi nel buio totale, un magnifico piatto di carne cucinata dalla moglie; la chicca è stata la bevanda di accompagnamento: probabilmente il fantastico brodo di cottura della ciccia stessa! Indimenticabile!

Ormai la luce del giorno è andata via, e ci ritroviamo ad attraversare una foresta, tra paludi fangose e grossi alberi caduti giù a sbarrarci il cammino. Sorrido, un po’ a forza, e mi chiedo cosa ci stia a fare in una situazione del genere. Comincio a pensare a quali animali potrebbero sbucarmi davanti all’improvviso… ma poi mi ricordo di quella sera, lo scorso mese di luglio, in terra Masai, quando, attraversando incoscientemente il bush, sempre perchè non era strada per macchine, qualcuno del gruppo disse: “Abbiamo il 50% di probabilità di sopravvivere: potremmo incontrare un leone, o un serpente, o un elefante”. Saggezza Masai.

Così, stasera, penso che questa foresta non sia poi tanto male! E comincio a sperare che, per una volta, i tempi giurati dai locali non siano da moltiplicare per 4…

A notte ormai fatta, arriviamo in un altro piccolo villaggio. Il buio non impedisce al mercato di continuare la sua vita. Ci facciamo largo tra gente vociante e terreno scivoloso, con sguardi curiosi su di me perché, nonostante la notte, il mio viso bianco è evidente.

Poi, quando ormai non ci speravo più, all’improvviso… un miraggio: la macchina del Father! Io ed il mio ombrello naturale, che non ho voluto mollare fino alla fine, stentiamo a crederci! Lo ringrazio e, dopo diverse ore passate insieme, ci separiamo, gli ridono la sua libertà, appoggiandolo con cura alla parete di una capanna, prima che qualcun altro lo prenda con sé.

Chiaramente, la strada da percorrere è lunga, meglio di altre, ma comunque piena di buche, che sembrano giocare a nascondino con la “nebbia” che si alza dal terreno, per contrasto con la pioggia, sbucando all’improvviso per il terrore dei poveri pneumatici che, nonostante tutto, in un paio d’ore ci riportano nel compound della parrocchia.

Qui, ovviamente, l’elettricità è saltata, siamo al buio, devo rimediare acqua calda per la doccia con un secchio e devo cercare di liquefare le zolle di terra intorno alle mie scarpe da deserto. Visto che non ne ho altre. Perché in tanti anni di Africa ne ho sempre portate un secondo paio senza mai usarle, così, furbescamente, stavolta ho deciso di viaggiare… leggera! Un’impresa epica, con la stanchezza non solo di tutta la traversata, ma anche delle tante situazioni difficili che abbiamo dovuto fronteggiare durante il nostro meeting con le famiglie di quella zona remota.

Una lunga giornata, quasi senza fine.

Ma la fine, come in ogni giorno, per fortuna c’è! E posso andare a riposare, esausta, sotto la mia zanzariera.

A come asciugare le scarpe… penserò domani!

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