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Scusate, per l’Africa?

Posted by admin on dicembre 4, 2013 in I giorni (diversi) dell'Ethiopia |
© 2013 Roberta Cappelli Addis Ababa, Ethiopia. Social.

© 2013 Roberta Cappelli
Addis Ababa, Ethiopia.
Social.

                                                                                                     Addis Ababa, 08.10.2013

Sto cercando di capire.

E’ strano, per me, dopo 10 anni, trovarmi nel continente africano senza vedere Africa.

Me lo avevano detto che l’Ethiopia era diversa.

Sto tentando di capire.

Il cielo è grigio. L’altimetro segna 2585 m s.l.m.: non credevo! Dall’aeroporto alla casa degli Apostles of Jesus che ci ospita, guardavo le strade, gli edifici, la gente. L’asfalto e gli scheletri apparentemente inutili, da città bombardata, li riconosco. Ma la gente… mi parla di un’Africa diversa. Le donne portano quasi tutte il velo, gli uomini somigliano più a degli indiani che ai miei cari popoli nilotici del Kenya. Anche gli odori sono diversi.

Sto cercando di farmi avvolgere da tutto questo, per comprenderlo, per imparare a conoscerlo, visto che ormai la mia anima africana sarà equamente divisa tra Ethiopia e Kenya. Davvero un’esperienza nuova, lo sapevo, come sapevo che esserci sarebbe stata un’altra cosa!

Ho incontrato una donna col burka. Solo nero. Non un centimetro quadrato di pelle scoperta, neanche la grata per gli occhi. Il bracciale lucente da donna emancipata e benestante sopra il guanto, anch’esso nero. Unico vezzo, una scarpa viola, solo incidentalmente mostrata dal lungo vestito che accarezzava il terreno.

Non ho ancora capito dove sono. Ma quella splendida donna aveva un fascino che allo sguardo sarebbe decisamente sfuggito.

Tanti contrasti, durante la giornata cittadina. Angoli da tranquilla città europea, alternati con scene di povera gente sdraiata, accampata e “vivente” ovunque, in mezzo all’indifferenza di tutti. Ne ho viste, di città africane, ma questa mi è sembrata un gradino più in basso delle altre. Eppure sono certa che questo popolo così sconosciuto e così diverso, nasconda qualcosa che non riesco ancora minimamente ad immaginare, ma percepisco essere grandioso.

Mi sembra come se fosse la prima volta, dopo 10 anni di Africa, che mi trovo di fronte ad una nuova cultura, ad una nuova popolazione, ad un nuovo mondo. Forse è la prima volta cosciente. O meglio, presente. Le altre volte mi sono trovata catapultata in mezzo a tribù meravigliose senza nemmeno rendermi conto bene dell’immensa realtà a cui avevo la fortuna di partecipare.

Oggi mi è sembrato di dare un valore speciale ad ogni singolo dettaglio. Anche alle donne col grande cappello di paglia che tengono continuamente pulite le strade, e che mi aprivano uno spiraglio sul Sudamerica, più che sull’Africa. È come se stessi vivendo ancor più intensamente di come già si vive in Africa. Mancano le parole per dirlo bene.

Il resto della giornata è stato una serie di relazioni da mantenere, alternate ad un traffico che non ha davvero nulla da invidiare a quelli di Nairobi e di Roma! Un saluto all’assistente del Nunzio apostolico, un salto all’ambasciata del Kenya (vista la presenza del mio amico Turkana Michael!), un incontro col responsabile visti dell’ambasciata Italiana.

E poi l’impresa quasi improbabile di trovare una sim card per il mio iPhone, con tanto di foto tessera dal fotografo locale per il modulo di richiesta (il governo, qui, controlla rigorosamente ogni movimento ed ogni comunicazione col mondo esterno), la difficoltà di accedere ad una chiave USB per internet, che mi fa tornare indietro di… tanti anni.

No, qui non è come in Kenya. Qui l’impronta è un’altra.

Sto cercando di capire.

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